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IL SOLARE TERMODINAMICO ITALIANO sito in aggiornamento
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Pagina aggiornata il 20 aprile 2010 |
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I costi del Solare Termodinamico |
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Sono almeno tre le motivazioni di
fondo che giustificano l’interesse verso il Solare Termodinamico:
a)
la disponibilità della fonte solare distribuita in molti paesi
con la possibilità di accedere ad un mercato mondiale di dimensioni
illimitate
b)
la possibilità di costruire impianti di grandi dimensioni in
grado di garantire parzialmente la potenza immessa in rete
c)
il costo di generazione inferiore a quello del fotovoltaico e
concorrenziale con quello di altre fonti rinnovabili a) fin dalle sue origini il ST ha avuto un carattere internazionale essendo stato
sviluppato per volontà di diversi paesi in un ambito di collaborazione e confronto. In
tempi recenti ha visto la realizzazione o il progetto di impianti in quasi
tutte le diverse aree geo-politiche del mondo. Questo tipo di sviluppo
è collegato in modo naturale alla disponibilità della fonte solare in ampie zone
attorno al globo. b) fin dagli
‘80 le utility elettriche, specialmente quelle americane del Far West,
hanno mostrato una concreta
disponibilità verso il ST
che, a differenza di eolico e fotovoltaico, proponeva impianti con logiche di
funzionamento molto vicine a quelle degli impianti convenzionali. Non bisogna dimenticare infatti che, a parte le esigenze di funzionamento della
componentistica solare, gli impianti solari termodinamici hanno
modalità di esercizio vicine a quelle degli impianti a
combustibile fossile, non ultima quella di immettere energia elettrica sulla
rete di alta o media tensione. Questo aspetto, spesso poco valutato, è
invece significativo sia per le utility che hanno il compito di gestire il
servizio elettrico su vaste aree sia per gli organismi regolatori del settore
elettrico. Inoltre grazie allo storage o
all’integrazione fossile gli impianti possono garantire un servizio
relativamente stabile e programmabile e anche spostare entro certi limiti la
produzione elettrica quando è più utile alla rete. In altre
parole possono essere gestiti all’interno del parco di generazione
secondo i criteri di ottimizzazione energetica seguiti dalle utility di
servizio pubblico. |
Il
Solare Termodinamico può trovare applicazione in una vastissima fascia
compresa tra ± 40° di latitudine che abbraccia molti paesi ed ha
per sua natura un mercato globale. Lo sfruttamento di aree marginali
piccolissime, se raffrontate alla vastità dei territori, sarebbe
sufficiente a coprire i fabbisogni elettrici di tutto il pianeta.
Confronto tra il costo del PV e del
ST in funzione della latitudine stimato da DLR nel 2001. All’epoca la
differenza era considerevole. Attualmente la situazione è simile a
quella che al tempo era prospettata come futuribile, con il PV ridotto del 50
% circa. All’aumentare della latitudine i costi del
ST aumentano più di quelli del PV a causa del diminuire del numero di
ore di sole annuo e dell’impossibilità per il ST di utilizzare
la componente diffusa della radiazione solare. (fonte V. Quaschning DLR
2001) |
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c) Per quanto riguarda i costi, la differenza rispetto al fotovoltaico era rilevantissima negli anni ’80, quando quest’ultima tecnologia aveva costi proibitivi che non lasciavano intravedere la possibilità di realizzare impianti di grandi dimensioni. Nell’ultimi 15 anni importanti piani di incentivazione di alcuni paesi guida hanno innescato la produzione massiccia di componenti di PV con diminuzioni decisive del costo del kWhe, che tuttavia si mantiene ancora superiore a quello del Solare Termodinamico. Si è comunque ridotto notevolmente il margine tra i
costi dei kWhe prodotti dalle due tecnologie ma
questo risultato deriva principalmente da una situazione di disparità
di sviluppo e di facilitazioni
normative. Per quanto riguarda la differenza
nello stadio di sviluppo tra PV e ST
basta considerare che fino ad alcuni anni fa vi era
un solo produttore mondiale di tubi ricevitori per parabole lineari, cosi
come la produzione degli specchi era limitata e 2 – 3 produttori.
Numeri simili si ritrovano anche nell’expertise in grado di progettare,
costruire e commissionare impianti. La tecnologia dei sali fusi applicabile al ST, ad esempio, era ed è tuttora, conosciuta da
un numero limitato di esperti, la maggior parte dei quali vi ha lavorato
direttamente negli anni ’80 e ’90. A queste esperienze si sono
aggiunte quelle ENEA sviluppate in questi ultimi
anni. Per quanto riguarda le normative poi, con l’avvio dei programmi
Solar Roof e l’emissione
delle normative tecniche a favore della piccola generazione
distribuita, il PV ha accumulato un decennio di vantaggio sul
ST. |
Le stime aggiornate dei costi del Solare TermodinamicoUna delle caratteristiche
peculiari del ST è che i costi di generazione possono variare
notevolmente in funzione di tre fattori: 1) l’entità delle
incentivazioni, 2) i limiti normativi collegati alle incentivazioni 3) la
disponibilità di radiazione solare diretta. Incentivi e limitazioni
influiscono in modo decisivo, anche più della disponibilità di
radiazione solare, sulla fattibilità economica, la configurazione di
impianto e il profilo di esercizio. Analizzando le normative oggi in vigore
nel mondo si può osservare che impianti realizzati in un paese non
sarebbero ammessi in un altro o avrebbero ottenuto incentivazioni diverse. In
generale i limiti normativi incidono sui costi di generazione per cui spesso
il costo finale del kWhe solare è maggiore di
quello che si potrebbe ottenere a parità di irraggiamento solare.
Questo vale in particolare per il limite sulla dimensione di taglia degli
impianti; va infatti tenuto presente che nel mondo
termodinamico, solare o convenzionale che sia, la dimensione è uno dei
primi fattori di economia di scala che agisce sia in fase costruttiva sia in
quella di gestione. Anche la
tendenza ad imporre un target minimo di share solare sul totale della
produzione annua porta necessariamente ad aumentare campi solari e storage
termici oltre quello che sarebbe il punto economico ottimale. Ai vincoli normativi si
sovrappone l’offerta tecnologica con soluzioni molto diverse, con il
risultato di avere costi di
produzione del kWhe solare variabili in un range
piuttosto ampio, e costi di
investimento che possono variare anche di un fattore 4. Questi ultimi
dipendono in maniera decisiva dalla dimensione dello storage che, va
ricordato, è sempre collegato alla dimensione del campo solare; per
avere energia da immagazzinare durante le ore di esercizio è infatti necessario ampliare il campo solare oltre la
potenza termica ricevibile dalla turbina. L’aumento della dimensione
del campo solare contribuisce a far lievitare il costo di installazione
unitario a fronte di una maggiore produzione annuale. |
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Tecnologia base |
Con storage |
Senza storage |
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Parabole lineari |
USA
6,7 M$/MWe |
USA
4,2 M$/MWe |
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Spagna 6,0 – 6,4 M€/MWe |
Spagna 4,0
M€/MWe |
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Torre centrale |
Spagna
13,5 M€/MWe |
Spagna 3,2
M€/MWe |
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Fresnel |
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USA 2,8
– 3,0 M$/MWe |
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Dish - Stirling |
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10 k$/kWe |
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I costi di installazione unitari degli impianti solari termodinamici
recenti sono distribuiti in un range che va da 2,8 a 13,5 M€/MWe in funzione della
tecnologia e dello share solare previsto. Gli impianti dotati di storage sono
progressivamente più costosi a seconda del numero di ore equivalenti
di esercizio. I costi riportati in questa tabella sono forniti dai costruttori
degli impianti come riportati da SolarPACES e si riferiscono agli impianti di
recente costruzione ( Falchetta – 2009). I
costi per gli impianti a torre centrale si riferiscono a quello in costruzione a sali fusi
Solar Tres che dovrebbe avere una
produttività equivalente di circa 5600 ore/anno e a quello
dell’impianto PS10 la cui produttività dichiarata dovrebbe
essere di 2000 ore equivalenti. Il costo dei sistemi dish - Stirling è puramente indicativo. Per quanto riguarda i costi di produzione
unitaria LEC, il range dei valori
è più contenuto e può essere fissato tra 13 e 22 c€/kWhe,
con ammortamento degli impianti a
25 anni e 5% di interesse capitale, dove il valore inferiore si riferisce a
stime aggiornate agli impianti USA nuovi in esercizio, ( NSO da 64 MWe) e
quello superiore agli impianti in Spagna. Da notare che, per gli impianti
SEGS in esercizio in California dagli anni ‘80, oggi gestiti dalla
NextEra, il limite dei 25 anni, o è già stato raggiunto o lo
sarà fra pochi anni; dato che tutto lascia pensare che il loro
esercizio proseguirà, i loro costi di produzione indicati in
letteratura talvolta tra 16 e 25 c€/kWhe dovranno
essere rivisti al ribasso. Per l’Italia
l’effetto dei maggiori oneri per il terreno e una lieve riduzione della
radiazione disponibile rispetto alla Spagna, oltre che l’obbligo della
presenza di uno storage termico, dovrebbe comportare un aumento del valore
massimo che potrebbe collocarsi attorno a 24 c€/kWhe per impianti a parabole
a olio. Mancano invece ancore dati basati
sulla esperienza per la tecnologia a parabole a sali
fusi oggi in sperimentazione nell’impianto Archimede. Più in generale questi
costi, devono essere considerati parziali dato che non prendono in
considerazione la tecnologia a collettori lineari di Fresnel, di cui ancora
non si hanno esperienze su grandi impianti ma che promette riduzioni
importanti, e quelle delle soluzioni di eSolar e Brite Source a torre
centrale a vapore.
l confronto tra le
quantità specifiche di materiali impiegati nelle diverse soluzioni
tecnologiche è un buon indicatore del costo finale di costruzione di
impianto e permette di eliminare
l’effetto del fattore di scala tra impianti di dimensioni diverse. I
valori del grafico si riferiscono a
5 ipotetici impianti a tecnologia diversa e dotati
di storage. Nella prima colonna è rappresentato un impianto a parabole
lineari a olio con storage a sali fusi a due serbatoi a livello variabile
tipo Andasol, nella seconda un impianto a torre centrale a sali fusi con lo
stesso tipo di storage tipo Solar Tres. Questi due tipi di impianti
costituiscono il riferimento delle rispettive tecnologie attuali. Gli altri
casi si riferiscono a impianti innovativi non ancora costruiti. Si nota il
considerevole peso dello storage per questi sistemi, sia in termini assoluti
che relativi, tutti peggiorativi rispetto allo storage a sali fusi. Nel caso
degli impianti a collettori di Fresnel, si ha un notevole risparmio di
materiali anche nella costruzione del campo solare, il che rende questo
concept assai promettente. Dal confronto di questi dati si evince che lo
sviluppo di storage a basso costo è uno dei temi cruciali per
l’applicazione del Solare Termodinamico a grandissima scala (fonte DLR – Progetto UE Needs 2009 ). Prospettive future per i costi del Solare
Termodinamico
Come evidenziato nel paragrafo
iniziale il ST si trova in una fase di ripartenza
dopo le realizzazioni degli anni ’80. Anche se per circa 15 anni non si
sono avute nuove costruzioni commerciali, la ricerca industriale è
proseguita approdando a miglioramenti importanti sulla componentistica solare
che hanno immediatamente trovato applicazione nei nuovi e vecchi impianti. Le
nuove opportunità insite nelle incentivazioni hanno permesso
l’attivazione di iniziative
nuove per contenuti e prospettive. Alcune delle soluzioni proposte sono
fortemente innovative sia per quanto riguarda i concept di impianto che per
la produzione dei componenti solari e la loro installazione. La costruzione
di numerosi impianti sta facendo lievitare la produzione di componentistica
come mai era accaduto finora, rendendo possibile quegli investimenti
necessari alla produzione in grande serie che avrà sicuri ritorni sui costi unitari. L’aumento dei volumi di
produzione, l’apertura di mercati diversi e la concorrenza sono destinati a portare alla riduzione dei costi di
installazione e quindi di generazione. Vale la pena di ricordare che nel ST non esistono materiali chiave specifici che possono
costituire colli di bottiglia allo sviluppo della produzione. Infine, ma non
meno importante, si assiste alla crescita delle dimensioni medie dei singoli
impianti, alcuni progetti hanno taglie dell’ordine delle centinaia di MWe, con ulteriori
riduzioni per economia di scala.
Grafico che rappresenta la “curva di apprendimento” del costo LEC del kWhe solare per gli impianti a parabole lineari a olio in funzione dell’installato cumulativo e che risulta in linea con a situazione attuale. Il grafico è stato realizzato negli anni ’90 quando gli altri concept oggi in sperimentazione, quali le parabole lineari a sali fusi o a vapore e i collettori di Fresnel, non erano ancora stati concepiti.
La riduzione dei costi dipende
dalla combinazione di più fattori tra i quali anche la dimensione dei
singoli impianti. In questa valutazione della DLR del 2005 l’effetto di
scaling degli impianti e il volume di produzione pesano quanto
l’innovazione tecnologica. Da notare che lo scaling degli impianti non
agisce sui costi della componentistica strettamente solare, ma principalmente
sui costi unitari del power block convenzionale, sull’accumulo termico,
sulla logistica del cantiere e sui costi di manutenzione del campo solare e
dei componenti convenzionali a impianto in esercizio. Oltre ad agire
sui costi, la dimensione dell’impianto migliora l’efficienza del
ciclo termico incrementando la produzione netta specifica per kWe installato. (fonte Progetto NEEDS 2008) |
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Pagina aggiornata il 17 luglio 2010, visitata |
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volte dal 7 dicembre 2010 |
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